lunedì 20 maggio 2013

Fiori nella ruota dell'anno

Ah! quante fioriture ho lasciato correre dopo l'amato osmanto che segna l'equilibrio fra i mondi, si sono succeduti per ordine: i crisantemi, quando il giro dell'anno volge nella sua parte più buia; l'elleboro, quando il carro dell'anno inizia la sua risalita; il calicanto d'inverno, quando l'aria si arricchisce nuovamente di luce; la squillante forsizia, che preannuncia l'arrivo sicuro di una nuova primavera; e la rosa, naturalmente, che segna la pienezza della primavera. Un fiore, dunque, per ogni festa dell'anno che è passata senza scrivere nulla fra queste pagine. Ce ne saranno altri, la ruota dell'anno gira paziente e generosa, sicura del suo ritmo; al suo passo costante possiamo accordare il nostro - e scoprire il nostro ritmo in accordo con quello della terra.

E allora, per riconnetterci, usciamo a camminare questa sera. Il sambuco rende l'aria frizzante, in questi giorni, e l'acacia più dolce. Con un po' di fortuna incontreremo anche caprifoglio e sarà facile lasciarci stordire dalla sua fragranza. Così, appagati nei sensi, possiamo fare ritorno a noi, al nostro centro, seguendo il filo delle nostre intenzioni.

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Osservare un fiore spontaneo, coglierne la fragranza, soffermarsi sul "gesto" che imprime nello spazio che lo circonda sono azioni gratuite, prive di un fine utilitaristico a breve e immediato termine. Sono atti rivoluzionari, a ben vedere. Momenti sempre a nostra disposizione che, tuttavia, spesso trascuriamo per distrazione e automatismi impressi nel nostro corpo di abitudini e che possiamo invece scegliere di regalarci, intenzionalmente. Si tratta di atti percettivi e contemplativi in cui interrompiamo momentaneamente il flusso dei nostri pensieri-emozioni-sensazioni-desideri semicoscienti e focalizziamo la nostra percezione e attenzione    sul mondo là fuori. Allora ci allineiamo col flusso naturale delle cose, scopriamo il loro ritmo... tastiamo il polso dell'universo.

O I have seen so many flowers blooming since my previous post about beloved Osmanthus at that time of the year when light and dark are so gracefully balanced: there were chrysanthemums, when the year sinks toward its darkest part; hellebore, when the chariot of the year starts its ascent; Winter Calycanthus, when the air is enriched with light again; ringing forsythia, which heralds the arrival of a new spring; and roses, of course, that mark the fullness of the new season. I remember thus a flower, blooming for every festival of the year since dear Osmanthus faded away. There will be more. The wheel of the year turns patient and generous, confident in its rhythm. To its steady pace we can tune in our own - and find a rythm that goes along with it.

So then, let's take a walk this evening to find our rhythm back. The black elder makes the air lemon sweet, these days, and the black locust even sweeter. Eventually we will also meet blooming honeysuckle that will leave us stunned by its fragrance. Thus, content in the senses, we can focus back to our own centre, following the thread of our intentions.

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Looking at a wild flower, breathing in its fragrance, trying to grasp its "gesture" - the way it transforms the space that's surrounding it - are free, spontaneous acts without a utilitarian purpose in the short and immediate term. They are revolutionary acts, if we stop to think about it. There could be so many of such free acts, moments in our everyday lives that we often neglect instead, sacrifice due to our constant distraction and rushful habits. These are perceptive and contemplative acts in which we momentarily interrupt the flow of our semiconscious thoughts-emotions-feelings-desires and focus our perception and attention to... the world out there. Thus we align ourselves with the natural flow of things, we discover a rhythm that's... hidden and manifest in the pulse of the universe.

lunedì 17 settembre 2012

Comunione dei mondi

Se ancora posso fidarmi del mio fiuto la fragranza che ha invaso in questo momento l’abitacolo della mia auto mi annuncia che è in fiore l’osmanto.

È di nuovo quel periodo dell’anno in cui si assottiglia, fino a diventare invisibile, il velo di illusione che solitamente ci impedisce di sperimentare la comunione dei mondi. Dalle luminose profondità della Terra erompe questo odore di Paradiso.

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If I can still trust my sense of smell this fragrancethat has invaded the interior of my carannounces how the osmanthus is blooming right now.  

Again comes that time of year when the veil of illusion that usually prevents us from experiencing the communion of the worlds is thinning to eventually disappear. From the luminous depths of the earth emerges such heavenly fragrance.

domenica 12 agosto 2012

Today


i thank you God for most this amazing
day:for the leaping greenly spirits of trees
and a blue true dream of sky,and for everything
which is natural which is infinite which is yes

(i who have died am alive again today,
and this is the sun's birthday;this is the birth
day of life and of love and wings:and of the gay
great happening illimitably earth)

how should tasting touching hearing seeing
breathing any-lifted from the no
of all nothing-human merely being
doubt unimaginable You?

(now the ears of my ears awake and
now the eyes of my eyes are opened)

e.e. cummings

ti ringrazio Signore per questo strabiliante
fantastico giorno:per gli alberi di verdi spiriti gocciolanti,
e un sogno di blu verace cielo,e per tutto quello
che è natura che è infinito che è sì.

(io che sono morto sono nuovamente vivo oggi,
e questo è il compleanno del sole;questo è il comple
anno di vita e amore e ali:e della gioiosa
grande illimitatamente accadente terra)

come potrebbe mai un semplice umano
essere odorante vedente toccante senziente
respirante-sollevato dal no di tutto
il niente-di Te inimmaginabile dubitare?

(ora si svegliano le orecchie delle mie orecchie e
gli occhi dei miei occhi si aprono ora)

sabato 12 maggio 2012

Po Ya e l'Arpa domata

Conoscete la leggenda taoista dell'Arpa Domata?

Anticamente, nella gola di Lung-mèn si ergeva un kiri, autentico re della foresta. Sollevava la cima per parlare con le stelle; le radici erano abbarbicate così profondamente nel suolo da intrecciare le loro spire bronzee con quelle del drago d'argento che dormiva nelle viscere della terra. Poi accadde che un potente mago ricavò dall'albero un'arpa prodigiosa, il cui spirito ostinato avrebbe potuto esser domata solo dal più grande dei musicisti. Per molto tempo lo strumento fu custodito come un tesoro dall'Imperatore Celeste, ma i tentativi di quanti cercavano di trarre melodie dalle sue corde risultarono vani. In risposta ai loro sforzi immani, dall'arpa non uscivano che stridule note di disprezzo, che non s'intonavano con le canzoni che essi avrebbero voluto innalzare. L'arpa si rifiutava di riconoscere un maestro.

Si presentò infine Po Ya, il re degli arpisti. Accarezzò l'arpa dolcemente, come se si trattasse di domare un cavallo selvaggio, e sfiorò delicatamente le sue corde. Cantò la natura e le stagioni, le alte vette e le acque fluenti e tutti i ricordi dell'albero si ridestarono! La dolce brezza primaverile scherzò ancora una volta fra i suoi rami. Le cascatelle, che scendevano danzando nelle gole, gioirono alla vista dei fiori in boccio. Nuovamente risuonarono le sognanti voci dell'estate, con le miriadi d'insetti, il dolce tambureggiare della pioggia, il richiamo del cuculo. Udite! Una tigre ruggisce - la vallata risponde. E' autunno; nella notte deserta la luna risplende, tagliente come una spada, sopra l'erba gelata. Ora regna l'inverno; nell'aria carica di neve c'è un turbinio di stormi di cigni, e i chicchi di grandine colpiscono i rami con gioia selvaggia. 

Po Ya cambiò poi accordo e iniziò a cantare l'amore. La foresta ondeggiava come un ardente innamorato perduto nei propri pensieri. In alto, simile a una fiera vergine, avanzava una nuvola chiara e lucente, ma il suo passaggio gettò lunghe ombre sulla terra, nere come la disperazione. La tonalità cambiò ancora: Po Ya cantò la guerra, il clangore delle spade e lo scalpitio dei cavalli. E nell'arpa si scatenò la tempesta di Lung-mèn, il drago cavalcava il fulmine, la valanga si abbatteva sulle montagne. Estasiato, il monarca celeste domandò a Po Ya quale fosse il segreto della sua vittoria. "Sire", rispose, "gli altri hanno fallito perché cantavano solo se stessi. Io ho lasciato che fosse l'arpa a scegliere il tema, e realmente non sapevo se l'arpa fosse Po Ya, o Po Ya l'arpa".

Questo racconto illustra il mistero del piacere estetico. Un capolavoro è una sinfonia eseguita dai nostri sentimenti più delicati. L'autentica arte è Po Ya, e noi siamo l'arpa di Lung-mèn. Al magico tocco della bellezza le corde più segrete del nostro essere si ridestano, e in risposta noi fremiamo e vibriamo. Lo spirito parla allo spirito. Udiamo l'indicibile, contempliamo l'invisibile. Il maestro fa scaturire note di cui eravamo ignari. Ricordi da tempo immemorabile dimenticati riaffiorano con nuovi significati. Speranze soffocate dalla paura, desideri che non osiamo riconoscere si levano dinanzi a noi con nuovo splendore. Il nostro spirito è la tela su cui gli artisti stendono i colori; le tinte sono le nostre emozioni; il chiaroscuro è la luce della gioia e l'ombra della tristezza. Il capolavoro ci appartiene così come noi apparteniamo a esso.

Kazuko Okakura, The Book of Tea, 1964. Traduz. Laura Gentili



martedì 29 novembre 2011

a scuola dalla natura

sovente trovo una più articolata bellezza - sotto forma di armonie e contrasti di colori e forme e consistenza di petali e foglie...




scopro una maggiore ricchezza - come numero e varietà di specie che si succedono nel tempo e nello spazio...

mi stupisco di un più raffinato e squisito piacere - derivante da accostamenti inaspettati e sorprendenti...

ecco, mi rendo conto di tutto questo fermento e avvicendarsi di vita in un terreno marginale, una scarpata, un'aiuola dimenticata in cui ci si limita a pochi sfalci d'erba all'anno, il minimo perché non si inselvatichisca del tutto, che nel più viziato e coccolato di quei giardini mantenuti in perfetto ordine per essere sempre presentabili, come se sempre dovesse arrivare la suocera da un momento all'altro!

ebbene, progettisti del verde, giardinieri e appassionati di piante, accorrete: venite a imparare la bellezza  da un pezzo di terra che sia lasciato libero di esprimersi ogni tanto.

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allo stesso modo, scopro un calore e un guizzo di autenticità, la spontaneità di un sorriso, la sfrontatezza della verità e talora l'impagabile malinconia di uno sguardo in quanti si trovano a vivere, per scelta, ai margini della società. dis-adattati, conformi soltanto a se stessi, coraggiosi, gagliardi. con qualche spina sì, da stare attenti, ma che freschezza!

domenica 13 novembre 2011

natura urbana

Anche sul mio terrazzo è arrivato l'autunno e con le foglie se vanno anche gli ultimi fiori.

punti di vista

Davanti alla New Tate Gallery di Londra, sulle sponde del fiume Tamigi, hanno piantato un boschetto di betulle. Passavo di lì una sera di primavera di qualche anno fa quando vidi questa ragazza seduta lì al tramonto. Ho associato questa immagine all'intervista a un'antropologa che ha girato il mondo studiando popoli diversi da noi, popoli che vivono il mondo in maniera diversa da noi. A un certo punto dice...

"Gli  chiedo di raccontarmi le loro storie, le fiabe che arricchiscono la loro vita. C'è spesso una strega, un principe e una bella ragazza - non sempre però finiscono, come da noi, con un matrimonio e vissero felici e contenti per il resto dei loro giorni. In Laos, per esempio, la ragazza muore alla fine e si trasforma in un albero frondoso, per dire, o in un pesce. Un po' sono triste per la ragazza e gli dico - peccato, però, che la ragazza non sposi il suo principe...

Allora mi guardano stupiti - come, non capisci? si trasforma in un pesce tutto pieno di colori!
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