giovedì 1 maggio 2014

Quando hai un sogno















Quando credi nelle potenzialità di un luogo e metti in moto la tua volontà e le tue energie per accompagnarlo a esprimere questa sua vocazione possono accadere miracoli!

Diversi anni fa, quando vidi per la prima volta quello che sarebbe diventato il mio giardino, consisteva essenzialmente di una selva di abeti di Natale sovracresciuti e vite canadese annodata su se stessa, ortiche, tante ortiche, una rosa – la "rosa di Santa Rita", e tanta esuberanza priva di un’idea fondante, di un progetto in grado di unificarne la sostanza. Fu amore a prima vista, avevo sempre sognato di occuparmi di un giardino abbandonato dove poter scoprire piccoli tesori fra le piante più invadenti. 

Nella strada, che scorre cinque piani più sotto, volli vedere il corso di un fiume e così espiantai gli abeti per mettere a dimora ontani e aceri campestri e un carpino. Crebbero pioppi e salici, spontaneamente. Volli un susino e dell'agazzino, per aggiungere un sapore di campagna. C’era una piccola spirea, poco più di un tralcio ed tuttora cresce florida, e scoprii in un cespo di emerocalli dei ranuncoli selvatici. Arrivarono poi i gigli di Sant'Antonio, i giaggioli, i narcisi, le phlox, l’aglio gigante, i muscari, il bosso e l’erba cipollina. Si aggiunsero i lupini e gli iris gialli di fiume. Fiorivano la lavanda, il mirto e il corbezzolo, lo scotano dalle foglie rosse e il nobile alloro. Mano a mano che si creava più ombra introdussi le digitali, la tiarella, il cuordimaria e le astilbe, la liriope, l’edera e le felci. E sono venuti a trovarci il merlo, lo scricciolo e il pettirosso. Cavolaie, falene, cavalette, api, bombi, effemeridi e coccinelle sono ospiti ricorrenti.

Oggi, a dieci anni da che ho iniziato a prendermene cura, il giardino si è assestato e assomiglia sempre più a quell’immagine intravista fra le rose e le ortiche il giorno della mia prima visita. Oggi in tanti mi chiedono come tutto questo sia potuto accadere in trenta metri quadri di terrazzo, nel cuore di una affollata città... Sorrido, e gli dico che è la storia di un giardino! fatta di vasi, un cumulo del compost, lombrichi e un sogno…

Ecco una serie di immagini, passate e recenti, che ripercorrono alcune di queste tappe... andare a ripescarle dal disco esterno mi ha fatto un certo effetto!

Nella parte più formale del giardino tre archi in una siepe incorniciano la vista su un terrazzo sottostante e i tetti di fronte. Il sedum nella ciotola al centro era appena una fogliolina quando me lo regalarono!

In questa immagine riconosco i colori freschi della primavera e... erba cipollina in primo piano, le foglie scure dell'Anemone Honorine Jobert contrastano con quelle variegate del mirto. Quindi, si intravvede la spiga bianca e blu di un lupino, affianco alle infiorescenze globose dell'Allium giganteum, un mazzo di foglie lanceolate di Hemerocallis fulva, bosso variegato e, sullo sfondo, Ulmus hollandica e l'iris giallo di fiume.

Un esercizio quasi grafico, la vegetazione di una rosa sarmentosa di cui ricevetti in dono una talea all'Orto Botanico di Brera crea un gioco d'ombre che fa da sfondo alla fioritura degli iris selvatici.

Giocando coi contenitori! col tempo sono andato via, via sostituendo tutti quelli di plastica con materiali più naturali e capaci di adattarsi nel tempo allo stile informale del giardino.

Una varietà di aquilegia dalla forma fin troppo elegante e ricercata in mezzo a piante dall'aspetto più domestico. Eppure si è rivelata assai rustica e, disseminandosi spontaneamente in giro, ha assunto dei colori più tenui, rosati e a me più graditi rispetto alla pianta originale... anche questa un dono da parte di un appassionato di bellezze esotiche!


 Io mi accontento anche del sedano in fiore!!! anzi, sono superfelice per la capacità dei suoi fiori di attirare degli impollinatori molto speciali! Sullo sfondo, l'infiorescenza della phlox, profumata, capace di riportarmi al giardino dei giardini, il giardino della mia infanzia.
 C'è anche un susino a rallegrare i primi giorni dopo l'inverno.
L'aspetto spontaneo che ricerco in sintonia con quanto avviene in natura...
L'eleganza del lupino, sullo sfondo di un scotano dalle foglie purpuree.
L'acero campestre distende al sole le prime foglioline...
Ed ecco un'altra varietà di aquilegia che invita a sognare!
Quando avete un sogno… coltivatelo!

E quando questo sogno sono un orto e un giardino, rivolgetevi fiduciosi a professionisti in grado di accompagnarvi nella definizione dei vostri desideri in armonia con le potenzialità del luogo di cui siete custodi. Contattatemi per maggiori informazioni sui miei servizi di consulenza, progettazione partecipata e realizzazione del vostro giardino.

venerdì 18 aprile 2014

Il frutto che possiamo diventare

E' quasi Pasqua, i fiori del melo cotogno, ancora in boccio fino a qualche giorno fa, si stanno lasciando andare per trasformarsi in altrettanti frutti. E noi? abbiamo ritrovato questa capacità di "lasciarci andare" alle proposte della vita e "trasformarci" anche noi? Siamo pronti ad abbandonare forme ormai vuote, abitudini che abbiamo imposto al nostro corpo, alla nostra anima e alla nostra mente nel tentativo di trattenere ciò che abbiamo conquistato, rimanere ciò che siamo diventati? Siamo pronti a lasciar cadere i petali e scoprire qual è il nostro frutto, il frutto che possiamo diventare?

venerdì 22 novembre 2013

Iside svelata
















Il mondo è il mondo che appare perché nell'apparire rimane ignoto. Preserva il suo silenzio, preserva la sua solitudine con l'apparire. L'orgia dei fragori e dei tumulti del mondo sono la barriera più sicura al segreto silenzio che è la veste della divinità del mondo. Tuttavia esso si nasconde perché possa essere ritrovato. Si nasconde nel lasciar cogliere la sua veste spazio-temporale. La sua inafferrabilità è il suo farsi afferrare in termini di spazio e di tempo che riguardano l'uomo piuttosto che il mondo.
(M. Scaligero)

Per una cultura del giardino

Giardino, cultura, cultura del giardino, agricoltura, biologia, ecologia, bionomia, agronomia, economia, ecosofia, geosofia, filosofia, geofilia, biofilia… e se ci accorgessimo di come sono collegati fra loro i temi che tutte queste parole sottendono? Quando ci accorgeremo che la terra e la vita, la casa e il giardino, sono un tutt’uno fra loro e con noi, quando sperimenteremo che il nostro amore per loro è la migliore forma di governo, discorso e saggezza, che possiamo esercitare nei loro e nei nostri confronti, ecco, in quel momento saremo investiti da un calore, da una pietà, da un senso di partecipazione che renderà conto di tutti gli affanni che abbiamo attraversato come umanità. Tutto il nostro passato e il nostro futuro come umanità, il nostro “affannarci sotto il sole”, troverà allora il suo senso, in un presente in cui, da umani, ci assumeremo le nostre responsabilità anche nei confronti degli altri regni della natura. Qualcuno... lo sta già facendo!  

Vi propongo su questi temi la lettura di un articolo pubblicato su Resurgence&Ecologist. Ecco di seguito la mia traduzione in italiano. Thomas Moore è autore di numerosi saggi fra cui Pianeti Interiori – L’astrologia psicologica di Marsilo Ficino.




IL GIARDINO DEI PIANETI di Thomas Moore

In quel periodo esaltante e immaginativo che è la cultura italiana del Quattrocento, una persona poteva osservare un guizzo di luce in una roccia e riconoscervi il bagliore delle stelle catturata nella materia, oppure poteva visitare un giardino molto elaborato e ritrovarvi numerose aiuole, ciascuna delle quali dedicata a un pianeta. “Così in alto, come in basso”, dicevano, sintetizzando l’antica Tavola di Smeraldo. L’idea era quella di collegare il regno altamente spirituale delle stelle con la realtà terra terra della nostra vita quotidiana – lo spirito e il corpo, attraverso l’anima.

Abbiamo bisogno di una comprensione più ampia, più radicata, più poetica dell’ecologia che consiste, oltre che nella preservazione del pianeta, nell'arricchimento della vita umana che si svolge su di esso. I giardinieri del Rinascimento offrono degli spunti su come possiamo muovere i primi passi verso una ecologia sistemica di stampo interplanetario.

In primo luogo affermavano che l’anima ha molte e diverse esigenze quotidiane. Per descrivere queste esigenze usavano le immagini tradizionali dei pianeti, ciascuno dei quali rappresenta un insieme di emozioni e aspetti della vita quotidiana. Si potrebbe volere un giardino per la semplice bellezza delle piante, degli alberi e dei fiori – Venere. Si potrebbe essere alla ricerca di un luogo dove conversare con un amico – Mercurio. Potrebbe essere necessario un piccolo specchio d’acqua o una fontana per riflettere e fluire – la Luna. Un giardino potrebbe essere il luogo ideale per un ricevimento – Giove. Potrebbe aiutare a placare la rabbia – Marte. Potrebbe offrire radure assolate per un senso di benessere – il Sole. E potrebbe esserci un angolino remoto e ombreggiato per momenti di solitudine – Saturno.

Troppo spesso, forse, pensiamo all'ecologia in termini puramente scientifici o rischiamo di essere coinvolti da un singolo aspetto della natura alla volta. Ci sono quelli che amano esclusivamente lo spirito selvatico di Diana e rifuggono dagli aspetti di più rifinita bellezza di fiori recisi e giardini formali. Altri ancora onorano i cereali di Demetra, gli ortaggi e l’agricoltura e mostrano una certa diffidenza per alberi da frutto innestati, piante topiate e sistemazioni del terreno a terrazzamenti.

Vicino a dove abito, nel New Hampshire, c’è un giardino magnifico, Rosaly’s Garden. Qui si può comprare direttamente prodotti biologici coltivati sul posto, raccogliere fiori dalle più svariate aiuole e trovare molte erbe familiari ed esotiche. Si può raccogliere piccoli frutti e camminare tra i filari di cespugli e alberi e all’ombra dei pergolati. Si può sostare a osservare le montagne all’orizzonte e addirittura montare un cavalletto per passare il pomeriggio a dipingere quadri a olio e acquerelli. La gente ci viene per acquistare il cibo, fare due passi, risolvere un problema di coppia o prendere le distanze dallo stress della vita quotidiana. Un giardino è un luogo dove lavorare sulla propria anima come si lavora sul terreno.

Un giardino è una porzione di terra coltivata, progettata per le molte e diverse esigenze del corpo, dell’anima e dello spirito. In un certo senso, il pianeta stesso è un giardino, ed è significativo che molte mitologie narrano di come la vita umana inizia in un giardino. Nel profondo di noi stessi e in seno alle nostre stesse origini siamo fatti per il giardino.

Una tendenza della mitologia dell’era moderna è quella di gettare uno sguardo su un pezzo di terra e scorgervi automaticamente una possibile fonte di produttività, resa e profitto. Oppure vedervi un immenso laboratorio di ricerca e studi. Certo, ci sono un dio dell’analisi e uno del mercato, ma ce ne sono molti altri che è rischioso trascurare. L’ecologia è vicina all’arte tanto quanto lo è alla scienza, ed è una pratica spirituale tanto quanto uno studio della natura. Si occupa di creare un habitat culturale adeguato tanto quanto di salvaguardare aree incontaminate. Si sviluppa e trova applicazioni in città tanto quanto in campagna.

Un giardino sta alla natura selvaggia come le buone maniere e la civiltà stanno alla legge del più forte. Viviamo in un’era pragmatica, dove sia quelli che sfruttano la terra per le sue risorse che quanti aspirano a una relazione più rispettosa con la natura vedono ovunque dei semplici dati. Eppure, come dicevano i Neoplatonici del Rinascimento, coltivare bellezza e grazia ci rende più umani e ci prepara a un impegno più riflessivo con il mondo. Gli ecologisti potrebbero rendersi conto che prendersi cura della terra richiede un cuore accurato che si coltiva appunto attraverso la bellezza, la forma e i modi, così in un giardino come in una foresta.

In una delle sue lettere, Marsilio Ficino, il capobanda dei filosofi maghi e degli artisti del Quattrocento fiorentino, affermava che ci si può liberare dalle afflizioni e dalle tenebre della vita bevendo del vino vellutato e puro. Prete vegetariano, astrologo, si dice che fosse un moderato Epicureo e avesse una cantina piena di vini. Temendo tuttavia di scandalizzare qualcuno, aggiungeva prontamente “Ooops, forse mi sono spinto troppo in là… Onoro anche Cerere, spirito del giardino, i suoi cavoli e le sue mele!”.

Molti dipinti dell’Annunciazione ritraggono Maria intenta a leggere in un giardino quando appare l’angelo per annunciarle che è incinta del divino. Questo grande mistero avviene in un hortus conclusus, giardino simile a quello dei chiostri, formale e racchiuso da mura tutt’intorno. Fuori nella natura scopriamo lo spirito pagano e necessario degli elementi, acqua, terra, aria e piante. Ma nel giardino conchiuso percepiamo la voce dell’angelo che annuncia il nostro destino. È un messaggio di inestimabile valore che ci viene dato nel più prezioso dei luoghi, un pezzetto di terra coltivata.

Infine, lasciate che richiami alla vostra memoria lo straordinario dipinto di Botticelli noto come La Primavera. È un grande dipinto che raffigura il giardino di Venere, visitato dagli spiriti che gli ecologisti sono soliti onorare – i venti sonori, le erbe verdeggianti e i fiori colorati. Ma nel dipinto c’è spazio anche per tre divinità – Venere, Eros e Mercurio – e tre grazie – a volte identificate come Bellezza, Piacere e Moderazione. Questo dipinto, dalla comunità dei platonici fiorentini, potrebbe essere il manifesto degli ecologisti. Offre una definizione visiva dell’ecologia, un ritrovo dei multiformi spiriti della bellezza e della grazia. Noi pure potremmo coltivare questo giardino di bellezza e grazia intorno alle nostre case, sul pianeta e dentro noi stessi. In questo modo avremo una ecologia con anima.



giovedì 24 ottobre 2013


LA VIA DEL GIARDINO è un approccio consapevole al giardinaggio, è un sistema di metodi e pratiche volto a scoprire e sperimentare le corrispondenze che esistono fra le diverse fasi progettuali e operazioni colturali alle quali ci dedichiamo per la creazione e la cura del giardino e la nostra vita personale.

L’intero processo, che può consistere sia di una singola sessione di consulenza che di una serie di sessioni, è volto al riconoscimento e al potenziamento delle risorse del luogo – sia esso una fioriera, un balcone, un terrazzo, un giardino o un appezzamento a orto e un frutteto – e di chi se ne prende cura – neofita alle prime armi o giardiniere appassionato alla ricerca di ampliare le sue conoscenze.

LA VIA DEL GIARDINO accompagna singoli individui e gruppi in percorsi di crescita personale attraverso attività mirate di formazione, progettazione e realizzazione partecipata del proprio giardino. Le competenze e gli strumenti acquisiti nel corso di questi incontri consentono ai partecipanti di istaurare un rapporto più autentico e diretto con il proprio giardino. Giardino che imparano a riconoscere come un sistema organico e vivente costituito da terra, piante e animali in costante interazione fra loro e con l’intenzione umana che sottende la creazione del giardino stesso.

I metodi proposti da LA VIA DEL GIARDINO per promuovere la fertilità del terreno, la crescita e lo sviluppo delle piante e l’insediarsi di una microfauna e avifauna salutari per l’intero sistema-giardino sono quelli propri del giardinaggio naturale, in armonia con i cicli stagionali dell’anno e le caratteristiche proprie del territorio in cui si opera.

A proporre LA VIA DEL GIARDINO è Sergio Dimartino, laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Milano e specializzato con un master in Progettazione, Realizzazione e Manutenzione di Parchi e Giardini presso la Fondazione Minoprio di Vertemate con Minoprio. Alla sua esperienza più che decennale in qualità di tecnico del verde presso una cooperativa sociale di inserimento lavorativo, Sergio affianca oggi le capacità acquisite in un percorso di formazione al counselling presso la Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica di Firenze.

LA VIA DEL GIARDINO è l'espressione di un sogno, quello di una società in cui le persone tornino a sperimentare una interazione diretta e partecipe con il mondo del vivente che sola può consentire a cultura e natura di tornare a intrecciarsi in una relazione vivificante e proficua per entrambi.

Abbiamo una visione da queste parti…
cambiare il mondo, un giardino alla volta!


Per tutte le ulteriori informazioni siete benvenuti e benvenute:
www.sergiodimartino.it


martedì 30 luglio 2013

Un passo alla volta

Siamo esseri molteplici che partecipano di più dimensioni contemporaneamente. Siamo capaci di provare sensazioni, emozioni, pensieri e intuizioni quali veri e propri campi della nostra esperienza quotidiana. Ciascuno di questi “campi” o piani della nostra esistenza ha l’estensione e la complessità di un intero mondo e noi possiamo navigare dall’uno all’altro di questi piani esistenziali secondo le nostre capacità, il nostro piacere e le nostre esigenze.

Troppo spesso tuttavia ci accade di sovrapporre questi piani e mischiarli fra loro in una confusione che impaccia il nostro incedere nella vita.

Allora possiamo fermarci, prenderci uno spazio e un tempo per noi e rintracciare il sottile filo che si dipana fra questi piani e la nostra stessa vita. Possiamo farlo entrando in contatto con il battito del nostro cuore e il fluire del nostro respiro. Quali sensazioni sto provando in questo momento attraverso il tatto, l’olfatto, la vista, il gusto, l’udito? Le porte dei sensi sono sempre aperte e ci comunicano qualcosa del mondo intorno a noi. Quali emozioni sto provando? La nostra sfera emotiva è costantemente sollecitata da sensazioni e pensieri, da desideri e immaginazioni, che cosa ci sta comunicando in questo momento, in questo periodo del mondo dentro di noi? Quali pensieri stanno attraversando la mia mente? riesco a coglierli e osservarli come fossero ospiti di passaggio in seno alla mia mente, li accolgo, li ascolto e li lascio andare. E quali intuizioni sono in grado di cogliere in questo momento sulle motivazioni che alimentano le mie scelte, il perno intorno al quale oggi ruota la mia vita?

Ecco, siamo esseri multidimensionali che partecipano di più mondi contemporaneamente, quelli delle nostre sensazioni, emozioni, pensieri e intuizioni. Alleniamoci a scoprire come funzioniamo in ciascuno di questi mondi – al livello fisico, emotivo, mentale e spirituale; alleniamoci a percepire il modo in cui entriamo e usciamo da queste sfere e come le abitiamo contemporaneamente. Come esse si compenetrano e ci compenetrano vicendevolmente.

Un tale allenamento, dolce e costante e sempre rispettoso delle nostre circostanze in quel dato momento – mi raccomando, ci consentirà di attraversare la vita con un maggior senso di centratura e presenza. Quali sensazioni sto provando? quali emozioni? quali pensieri? quali intuizioni?

mercoledì 26 giugno 2013

Il paesaggio dentro e fuori di noi

è un momento dell’anno questo in cui sembra che il tempo sia sospeso, la natura ha dispiegato il massimo delle sue energie – la terra si è come aperta per mettere a disposizione i suoi minerali, immagazzinati nell’autunno precedente e rielaborati nel cuore dell’inverno, a tutti gli esseri viventi, i vegetali in primis; le piante hanno dispiegato al sole i loro tessuti fogliari, sono fiorite e in molti casi hanno portato frutti già o li stanno sottoponendo alla lenta azione di cottura del sole estivo; gli animali si sono risvegliati pienamente, si sono ritrovati nel mondo attivo di primavera, rinnovando tane e nidi, si sono accoppiati e in molti casi si stanno prendendo cura della loro prole.

E noi umani? Dopo la spinta propulsiva di Aries che ci ha gettato nel ciclo del nuovo anno astrologico, ci siamo dati da fare per avvivare i nostri nuovi progetti; con Taurus abbiamo gettato le fondamenta per la manifestazione di questi intenti; abbiamo quindi assistito al dispiegarsi dei collegamenti intessuti da Gemini per ancorare i nostri progetti a persone e luoghi i più disparati; ora, in corrispondenza dell’ingresso del Sole in Cancro possiamo lasciarci andare al caldo abbraccio della materia. Tutto intorno a noi ha raggiunto un apice di manifestazione, il Sole, al culmine del suo tragitto in cielo, illumina il mondo in cui siamo immersi. Entriamo in questo mondo nella misura in cui esso penetra in noi, siamo una cosa sola col mondo fuori di noi.

In questa stagione troviamo piacere in un rinnovato contatto con il paesaggio e la sua storia. Scegliamo un luogo attraverso il quale entrare in contatto con il paesaggio che ci circonda. Sia che siamo già in vacanza in qualche località diversa da quella in cui passiamo la maggior parte dell’anno, sia che siamo ancora nel nostro ambiente quotidiano, anche in città, troviamo un luogo dove poterci sedere in tranquillità ed entrare in contatto con il respiro del paesaggio attraverso il nostro respiro. I sensi vigili, sperimentiamoli uno a uno – il tatto per iniziare, sentiamo come pesa il nostro corpo nel punto in cui è sostenuto dalla terra sia che siamo in piedi, seduti o distesi; quindi l’udito, lasciamo che questo paesaggio sonoro fatto dei rumori di esseri viventi – animali, piante, umani – e manufatti meccanici – motori di automobili, attrezzature da lavoro varie, aeroplani, etc. – penetri in noi; l’olfatto, c’è il profumo di qualcosa di compiuto in questa stagione, le stoppie nei campi, i prati ancora verdi che si avviano a una fase di rallentata vegetazione, i frutti in maturazione; il gusto, assaggiamo l’acqua, una foglia di tarassaco o di romice, sentiamo come si sprigiona l’aroma di un paesaggio sotto il nostro palato; da ultimo la vista, fatti ricchi delle percezioni che ci arrivano da tutti gli altri sensi, riscopriamo una vista autentica, in grado di vedere ogni cosa come se fosse la prima volta.

lunedì 20 maggio 2013

Fiori nella ruota dell'anno

Ah! quante fioriture ho lasciato correre dopo l'amato osmanto che segna l'equilibrio fra i mondi, si sono succeduti per ordine: i crisantemi, quando il giro dell'anno volge nella sua parte più buia; l'elleboro, quando il carro dell'anno inizia la sua risalita; il calicanto d'inverno, quando l'aria si arricchisce nuovamente di luce; la squillante forsizia, che preannuncia l'arrivo sicuro di una nuova primavera; e la rosa, naturalmente, che segna la pienezza della primavera. Un fiore, dunque, per ogni festa dell'anno che è passata senza scrivere nulla fra queste pagine. Ce ne saranno altri, la ruota dell'anno gira paziente e generosa, sicura del suo ritmo; al suo passo costante possiamo accordare il nostro - e scoprire il nostro ritmo in accordo con quello della terra.

E allora, per riconnetterci, usciamo a camminare questa sera. Il sambuco rende l'aria frizzante, in questi giorni, e l'acacia più dolce. Con un po' di fortuna incontreremo anche caprifoglio e sarà facile lasciarci stordire dalla sua fragranza. Così, appagati nei sensi, possiamo fare ritorno a noi, al nostro centro, seguendo il filo delle nostre intenzioni.

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Osservare un fiore spontaneo, coglierne la fragranza, soffermarsi sul "gesto" che imprime nello spazio che lo circonda sono azioni gratuite, prive di un fine utilitaristico a breve e immediato termine. Sono atti rivoluzionari, a ben vedere. Momenti sempre a nostra disposizione che, tuttavia, spesso trascuriamo per distrazione e automatismi impressi nel nostro corpo di abitudini e che possiamo invece scegliere di regalarci, intenzionalmente. Si tratta di atti percettivi e contemplativi in cui interrompiamo momentaneamente il flusso dei nostri pensieri-emozioni-sensazioni-desideri semicoscienti e focalizziamo la nostra percezione e attenzione    sul mondo là fuori. Allora ci allineiamo col flusso naturale delle cose, scopriamo il loro ritmo... tastiamo il polso dell'universo.

O I have seen so many flowers blooming since my previous post about beloved Osmanthus at that time of the year when light and dark are so gracefully balanced: there were chrysanthemums, when the year sinks toward its darkest part; hellebore, when the chariot of the year starts its ascent; Winter Calycanthus, when the air is enriched with light again; ringing forsythia, which heralds the arrival of a new spring; and roses, of course, that mark the fullness of the new season. I remember thus a flower, blooming for every festival of the year since dear Osmanthus faded away. There will be more. The wheel of the year turns patient and generous, confident in its rhythm. To its steady pace we can tune in our own - and find a rythm that goes along with it.

So then, let's take a walk this evening to find our rhythm back. The black elder makes the air lemon sweet, these days, and the black locust even sweeter. Eventually we will also meet blooming honeysuckle that will leave us stunned by its fragrance. Thus, content in the senses, we can focus back to our own centre, following the thread of our intentions.

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Looking at a wild flower, breathing in its fragrance, trying to grasp its "gesture" - the way it transforms the space that's surrounding it - are free, spontaneous acts without a utilitarian purpose in the short and immediate term. They are revolutionary acts, if we stop to think about it. There could be so many of such free acts, moments in our everyday lives that we often neglect instead, sacrifice due to our constant distraction and rushful habits. These are perceptive and contemplative acts in which we momentarily interrupt the flow of our semiconscious thoughts-emotions-feelings-desires and focus our perception and attention to... the world out there. Thus we align ourselves with the natural flow of things, we discover a rhythm that's... hidden and manifest in the pulse of the universe.

lunedì 17 settembre 2012

Comunione dei mondi

Se ancora posso fidarmi del mio fiuto la fragranza che ha invaso in questo momento l’abitacolo della mia auto mi annuncia che è in fiore l’osmanto.

È di nuovo quel periodo dell’anno in cui si assottiglia, fino a diventare invisibile, il velo di illusione che solitamente ci impedisce di sperimentare la comunione dei mondi. Dalle luminose profondità della Terra erompe questo odore di Paradiso.

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If I can still trust my sense of smell this fragrancethat has invaded the interior of my carannounces how the osmanthus is blooming right now.  

Again comes that time of year when the veil of illusion that usually prevents us from experiencing the communion of the worlds is thinning to eventually disappear. From the luminous depths of the earth emerges such heavenly fragrance.

domenica 12 agosto 2012

Today


i thank you God for most this amazing
day:for the leaping greenly spirits of trees
and a blue true dream of sky,and for everything
which is natural which is infinite which is yes

(i who have died am alive again today,
and this is the sun's birthday;this is the birth
day of life and of love and wings:and of the gay
great happening illimitably earth)

how should tasting touching hearing seeing
breathing any-lifted from the no
of all nothing-human merely being
doubt unimaginable You?

(now the ears of my ears awake and
now the eyes of my eyes are opened)

e.e. cummings

ti ringrazio Signore per questo strabiliante
fantastico giorno:per gli alberi di verdi spiriti gocciolanti,
e un sogno di blu verace cielo,e per tutto quello
che è natura che è infinito che è sì.

(io che sono morto sono nuovamente vivo oggi,
e questo è il compleanno del sole;questo è il comple
anno di vita e amore e ali:e della gioiosa
grande illimitatamente accadente terra)

come potrebbe mai un semplice umano
essere odorante vedente toccante senziente
respirante-sollevato dal no di tutto
il niente-di Te inimmaginabile dubitare?

(ora si svegliano le orecchie delle mie orecchie e
gli occhi dei miei occhi si aprono ora)

sabato 12 maggio 2012

Po Ya e l'Arpa domata

Conoscete la leggenda taoista dell'Arpa Domata?

Anticamente, nella gola di Lung-mèn si ergeva un kiri, autentico re della foresta. Sollevava la cima per parlare con le stelle; le radici erano abbarbicate così profondamente nel suolo da intrecciare le loro spire bronzee con quelle del drago d'argento che dormiva nelle viscere della terra. Poi accadde che un potente mago ricavò dall'albero un'arpa prodigiosa, il cui spirito ostinato avrebbe potuto esser domata solo dal più grande dei musicisti. Per molto tempo lo strumento fu custodito come un tesoro dall'Imperatore Celeste, ma i tentativi di quanti cercavano di trarre melodie dalle sue corde risultarono vani. In risposta ai loro sforzi immani, dall'arpa non uscivano che stridule note di disprezzo, che non s'intonavano con le canzoni che essi avrebbero voluto innalzare. L'arpa si rifiutava di riconoscere un maestro.

Si presentò infine Po Ya, il re degli arpisti. Accarezzò l'arpa dolcemente, come se si trattasse di domare un cavallo selvaggio, e sfiorò delicatamente le sue corde. Cantò la natura e le stagioni, le alte vette e le acque fluenti e tutti i ricordi dell'albero si ridestarono! La dolce brezza primaverile scherzò ancora una volta fra i suoi rami. Le cascatelle, che scendevano danzando nelle gole, gioirono alla vista dei fiori in boccio. Nuovamente risuonarono le sognanti voci dell'estate, con le miriadi d'insetti, il dolce tambureggiare della pioggia, il richiamo del cuculo. Udite! Una tigre ruggisce - la vallata risponde. E' autunno; nella notte deserta la luna risplende, tagliente come una spada, sopra l'erba gelata. Ora regna l'inverno; nell'aria carica di neve c'è un turbinio di stormi di cigni, e i chicchi di grandine colpiscono i rami con gioia selvaggia. 

Po Ya cambiò poi accordo e iniziò a cantare l'amore. La foresta ondeggiava come un ardente innamorato perduto nei propri pensieri. In alto, simile a una fiera vergine, avanzava una nuvola chiara e lucente, ma il suo passaggio gettò lunghe ombre sulla terra, nere come la disperazione. La tonalità cambiò ancora: Po Ya cantò la guerra, il clangore delle spade e lo scalpitio dei cavalli. E nell'arpa si scatenò la tempesta di Lung-mèn, il drago cavalcava il fulmine, la valanga si abbatteva sulle montagne. Estasiato, il monarca celeste domandò a Po Ya quale fosse il segreto della sua vittoria. "Sire", rispose, "gli altri hanno fallito perché cantavano solo se stessi. Io ho lasciato che fosse l'arpa a scegliere il tema, e realmente non sapevo se l'arpa fosse Po Ya, o Po Ya l'arpa".

Questo racconto illustra il mistero del piacere estetico. Un capolavoro è una sinfonia eseguita dai nostri sentimenti più delicati. L'autentica arte è Po Ya, e noi siamo l'arpa di Lung-mèn. Al magico tocco della bellezza le corde più segrete del nostro essere si ridestano, e in risposta noi fremiamo e vibriamo. Lo spirito parla allo spirito. Udiamo l'indicibile, contempliamo l'invisibile. Il maestro fa scaturire note di cui eravamo ignari. Ricordi da tempo immemorabile dimenticati riaffiorano con nuovi significati. Speranze soffocate dalla paura, desideri che non osiamo riconoscere si levano dinanzi a noi con nuovo splendore. Il nostro spirito è la tela su cui gli artisti stendono i colori; le tinte sono le nostre emozioni; il chiaroscuro è la luce della gioia e l'ombra della tristezza. Il capolavoro ci appartiene così come noi apparteniamo a esso.

Kazuko Okakura, The Book of Tea, 1964. Traduz. Laura Gentili



martedì 29 novembre 2011

a scuola dalla natura

sovente trovo una più articolata bellezza - sotto forma di armonie e contrasti di colori e forme e consistenza di petali e foglie...




scopro una maggiore ricchezza - come numero e varietà di specie che si succedono nel tempo e nello spazio...

mi stupisco di un più raffinato e squisito piacere - derivante da accostamenti inaspettati e sorprendenti...

ecco, mi rendo conto di tutto questo fermento e avvicendarsi di vita in un terreno marginale, una scarpata, un'aiuola dimenticata in cui ci si limita a pochi sfalci d'erba all'anno, il minimo perché non si inselvatichisca del tutto, che nel più viziato e coccolato di quei giardini mantenuti in perfetto ordine per essere sempre presentabili, come se sempre dovesse arrivare la suocera da un momento all'altro!

ebbene, progettisti del verde, giardinieri e appassionati di piante, accorrete: venite a imparare la bellezza  da un pezzo di terra che sia lasciato libero di esprimersi ogni tanto.

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allo stesso modo, scopro un calore e un guizzo di autenticità, la spontaneità di un sorriso, la sfrontatezza della verità e talora l'impagabile malinconia di uno sguardo in quanti si trovano a vivere, per scelta, ai margini della società. dis-adattati, conformi soltanto a se stessi, coraggiosi, gagliardi. con qualche spina sì, da stare attenti, ma che freschezza!

domenica 13 novembre 2011

natura urbana

Anche sul mio terrazzo è arrivato l'autunno e con le foglie se vanno anche gli ultimi fiori.

punti di vista

Davanti alla New Tate Gallery di Londra, sulle sponde del fiume Tamigi, hanno piantato un boschetto di betulle. Passavo di lì una sera di primavera di qualche anno fa quando vidi questa ragazza seduta lì al tramonto. Ho associato questa immagine all'intervista a un'antropologa che ha girato il mondo studiando popoli diversi da noi, popoli che vivono il mondo in maniera diversa da noi. A un certo punto dice...

"Gli  chiedo di raccontarmi le loro storie, le fiabe che arricchiscono la loro vita. C'è spesso una strega, un principe e una bella ragazza - non sempre però finiscono, come da noi, con un matrimonio e vissero felici e contenti per il resto dei loro giorni. In Laos, per esempio, la ragazza muore alla fine e si trasforma in un albero frondoso, per dire, o in un pesce. Un po' sono triste per la ragazza e gli dico - peccato, però, che la ragazza non sposi il suo principe...

Allora mi guardano stupiti - come, non capisci? si trasforma in un pesce tutto pieno di colori!

un pomeriggio di tarda estate, un giardino

Ci sono giardini che aspiriamo a visitare dal primo giorno in cui apprendiamo della loro esistenza. Si imprimono nella lista delle nostre aspirazioni turistico botaniche e lavorano di sottecchi, riapparendo nelle nostre letture, sugli schermi dei nostri computer e nella nostra mente, alcuni ce li sognamo anche! fino a quando non arrivano in cima e "dobbiamo" visitarli.

Il giardino di Piet Oudolf è in qualche misura uno di questi luoghi per me e a settembre quest'anno ho avuto l'occasione di recarmi a Hummelo per visitarlo. Immancabilmente laddove si crea una forte aspettativa è alto il rischio di delusioni. E in effetti mi aspettavo la perfezione. Sono contento di aver trovato un giardino.

La storia del giardino è ben documentata dal suo stesso autore che ne ha fatto un campo di prova, un laboratorio per sperimentare le soluzioni e le piante che via via andava testando per le sue creazioni, e anche un vivaio per un certo periodo, per allevare in proprio, verificare le caratteristiche, attitudini ed esigenze, di un'intera gamma di piante precedentemente poco usata all'interno dei giardini. In diversi dei suoi libri vediamo immagini del giardino appena piantato e via via più maturo. 

Laddove inizialmente, nel grande parterre che costituisce il pezzo forte del giardino a sud dell'abitazione, un largo spazio era ancora lasciato a tappeto erboso e la "composizione" era cadenzata da totem di tasso topiati in forma di cilindri, e le "nuove perenni" - le specie che Oudolf ha portato alla ribalta in giardino e per le quali è giustamente famoso - facevano la loro comparsa rimanendo confinate sui bordi e affacciandosi, per così dire, al giardino spalleggiate dalle siepi perimetrali, oggi tutto lo spazio a disposizione è occupato da questa distesa di erbe che montano spumeggianti e si distendono, si ritirano e investono a ondate il visitatore nel tentativo di avvincerlo anche fisicamente e conquistarlo così alla loro esuberante e rustica bellezza.

Fa da contrappunto a questa zona la parte più prossima all'abitazione, in cui è il vuoto a farla da padrone. Un tappeto erboso occupa esesamente lo spazio accortamente suddiviso in senso diagonale da un vialetto in beole che ha per meta diverse formazioni "geometriche" molto ben definite di tasso e altre erbe dalla forte struttura. 

Un tunnel di carpino e siepi di tasso suddividono ulteriomente lo spazio connettendo, introducendo, occultando le diverse parti del giardino accessibili da qui.

Alcuni alberi, un pero vetusto, danno slencio verticale alla composizione. Le "nuove perenni", in questo caso, sono rimaste entro i confini delle bordure, per quanto comincino a starci un po' strette. Sia qui che nel grande parterre, l'impressione è che ci sia bisogno di intervenire con un bel diradamento. E' illusorio pensare che esista un giardino, per quanto siano rustiche e ben adattate le piante che impiego, che non abbia bisogno di una certa manutenzione.

Diversa la situazione della zona a nord dell'abitazione dove un tempo si trovava il vivaio degli Oudolf è oggi ospita lo studio del paesaggista. Anche qui il giardino è definito da un sistema ben delineato di siepi e muri che fanno da quinte e schermi e offrono il giusto contenimento a un prato dal sapore spontaneo e ancora fresco di  realizzazione. Oltre le siepi i campi e mandrie di placide frisone al pascolo.

giovedì 3 novembre 2011

il giardino prateria di Piet Oudolf

Negli ultimi vent'anni Piet Oudolf è stato il motore e promotore di una rivoluzione in giardino, proprio come agli inizi del secolo scorso Gertrude Jeckyll.


Entrambi hanno dato il loro contributo per rivedere, revisionare l'idea di bellezza e ordine all'interno del giardino. Entrambi hanno testato, sperimentato e selezionato un'intera gamma di "nuove" piante atte a trasportare in giardino la magia e la suggestione delle consociazioni naturali.


Un pomeriggio di tarda estate a Hummelo, quest'anno, mi ha dato l'occasione di aggirarmi stupito in mezzo a questo capolavoro vivente.


Un arazzo fatto di così tante specie diverse raggruppate in masse generose e tanto sapientemente combinate fra loro, per varietà di forme e colori, da darti l'impressione di un'unica grande coperta distesa per l'intera superficie del giardino, una soffice trapunta rimboccata su tutti i lati da siepi sempreverdi foggiate ad arte a forma di cuscini.
Come sempre in giardino, l'esperienza è una in grado di appagare tutti i sensi. Qui, più che altrove, è facile perdersi fra nuvole di erbe che ti sfiorano mentre cammini e ondeggiano al più sottile alito di vento.

La vista è sollecitata a trovare un nuovo ordine, tanto complesso e sottile quanto appare spontaneo e casuale. Le armonie di colori, i contrasti di forme e tessiture, l'equilibrio delle proporzioni, tutto contribuisce all'estrema raffinatezza della composizione.

Mi chiedo ancora, osservando nuovamente queste immagini, come un tale, sofisticato esercizio di addomesticamento della natura possa riuscire in una così suggestiva illusione di selvatichezza.


...e questo è il mistero di ogni vero giardino.

martedì 1 novembre 2011

la strada di tutti i giorni

hai mai fatto caso a quell'aiuola spartitraffico invasa dalle erbacce lungo la strada che fai tutti i giorni per andare a lavoro? hai mai notato, al suo interno, il succedersi delle forme e dei colori via via che sfrecci sulla tua auto? ti sei mai chiesto il senso di questo alternarsi fra foglie scure e vaporose trasparenze nel corso delle stagioni?



se un giorno ti va e hai tempo, scendi dall'auto e la osservi da vicino. ti sorprendi ancora una volta, scoprendo quante diversi insetti e piante convivono in uno spazio così ristretto, come una'iuola spartitraffico... è come un Ostello! in questo momento ci sono verbasco, romice e meliloto; malva, avena, speronella e carota. tutte insieme. e ci ho visto la cavolaia, l'osmia e il bombo. chissà la sera come si popola di altri ospiti!questo è un pezzo di "paesaggio" scampato alla cementificazione e all'asfaltizzazione e, non da ultimo, alla pratizzazione "all'inglese" - vera desertificazione in forma di fili d'erba...questa è la superficie della terra e quello che ne facciamo dice un sacco di cose di noi altri "umani".

giovedì 15 settembre 2011

Amsterdam e il giardino diffuso

Primo pomeriggio di un paio di giorni alla scoperta di una città sconosciuta. Mi avventuro per le strade del quartiere Jordaan. Sopresa: niente turisti, niente biciclette che ti sfrecciano affianco peggio delle automobili, niente miasmi da coffee shop. Mi riprendo dall'impatto iniziale con Amsterdam, la città più... adolescenziale che abbia conosciuto! Fra le strade di questo quartiere, che corrono parallele fra loro e si intersecano ortogonalmente, è facile perdersi.

Le facciate delle case si susseguono ordinate una dietro all'altra. A distinguerle piccoli "giardini di strada" improvvisati a ridosso degli edifici. Si tratta di piccoli spazi, spesso soltanto dei ritagli di terra a destra e sinistra delle porte di ingresso. Eppure quante piante ci possono stare! e non solo, ognuno di questi piccoli - a volte davvero minuscoli - giardini è spesso arricchito di una panchina, una scultura, talvolta addirittura un tavolino con un paio di sedie.

Qui le strade sono spesso strette e la luce cade radente sulla facciata degli edifici e quasi ogni ingresso è accompagnato da qualche pianta. L'insieme ha qualcosa di aggraziato e gioioso e vagamente malinconico come la canzone di un signore che, cantando, fila via in bicicletta.

Oltre a questa fuga di piante lungo la maggior parte delle strade, si assiste, quando lo spazio si apre in slarghi e piazzette al fiorire di aiuole pubbliche che hanno tutto l'aspetto di essere gestite ancora una volta da privati cittadini, sempre mossi da quella che mi sembra una volontà di ingentilire e rendere più aggraziato il percorso di ogni giorno attraverso la città.


Abbiamo un giardino quando un qualche rappresentante del genere umano entra in relazione con qualche rappresentante del mondo vegetale.

La natura di questo rapporto poi, il grado di comunicazione che sarà possibile instaurare fra i rappresentanti di dei due regni e la complessità di interazioni che verranno a crearsi con gli animali e le sostanze minerali presenti sul posto, determineranno la natura del giardino. La sua salute e, oserei dire, la sua felicità.
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