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venerdì 18 giugno 2010

beyond the fingers

The fingers. What's the answer?

Oh, you're another one of those bright young fellows... who always know the right answer, is that it? Welcome to real life. How many do you see?

There are four fingers, Arthur.

No, no, no. Look at me.

What?

Y-You're focusing on the problem. If you focus on the problem, you can't see the solution. Never focus on the problem. Look at me! How many do you see? No, look beyond the fingers. How many do you see?

Eight. Eight. Eight. Yes! Yes!

Eight's a good answer. Yes. See what no one else sees. See what everyone else chooses not to see… out of fear and conformity and laziness. See the whole world anew each day.


Le dita. Qual è la risposta?

Ah, sei un altro di quei giovanotti brillanti… che vogliono sempre conoscere la risposta esatta, vero? Benvenuto nella vita reale. Quante ne vedi?

Ci sono quattro dita, Arthur.

No, no, no. Guarda me.

Cosa?

Ti stai concentrano sul problema. Se ti concentri sul problema, non puoi vedere la soluzione. Non concentrarti mai sul problema. Guarda me! Quante ne vedi? No, guarda oltre le dita. Quante ne vedi?

Otto. Otto. Otto. Sì! Sì!

Otto è una buona risposta. Sì. Vedi quel che nessuno vede. Vedi ciò che tutti gli altri scelgono di non vedere… per paura e conformismo e pigrizia. Ogni giorno, vedi daccapo il mondo intero.

Patch Adams, 1998

sabato 12 giugno 2010

Alcyna e la Via del Guerriero

Il Teatro del Contagio ripropone in Alcyna la storia di un eroe che non sa darsi pace per le sue oscure origini. A narrarne le vicende è un uomo di oggi a cui è stata raccontata la storia quando era piccolino, un uomo cui è ancora facile identificarsi con l'eroe della sua infanzia: Guerrin Meschino.

Dare vita sul palco alle sue avventure - le battaglie, gli amori, i lunghi viaggi e l'ultima prova, in un crescendo di immedesimazione fra il narratore e l'eroe, coinvolge gli spettatori in un gioco di rimandi e allusioni al loro stesso percorso.

Alcyna, la sibilla ammaliatrice, è l'anima stessa dell'essere umano andata a male per averla confinata negli inferi del nostro inconscio. Se riusciremo a contattarla nuovamente, onorandola, potrà svelarci il segreto regale delle nostre origini.

La Via del Guerriero rappresenta una delle possibilità per ritrovare questo contatto. In scena le arti marziali si fondono al gesto teatrale, e si accompagnano naturalmente alla danza, alla parola poetica, alla musica e al canto.

Questo incontro fra Occidente e Oriente, questa commistione fra cavaliere e samurai evoca la suggestione e l'universalità del tema. Nel giardino incantato di Alcyna potremmo trovare scolpito l'adagio di Katsumoto

花は桜木人は武士 (hana wa sakuragi, hito wa bushi)
"tra gli alberi il ciliegio, tra gli uomini il guerriero"

lunedì 12 aprile 2010










Like in a tale – say, out of a contemporary Arabian Nights – you’ve been wandering through towns, catching buses and underground trains, walking, cycling and sometimes even flying.

You’ve become acquainted to all sorts of bookshops – antique and new, libraries, markets and fairs; collections, museums and cathedrals of arts and religions. And you got lost in the countryside too, you crossed rivers and entered woods, slept in fields and olive yards – lulled by cicadas at noon and grasshoppers at night.

You ended up living in a monastery. Woke up early mornings to attend classes, pray and catch a glimpse of the rising sun. Oh, to hear the sound of bells through incense, to see that light melting in the sky!

Ever in search of those words that would at last unfold the mistery and provide your personal experience with a universal meaning, you’ve been looking for a teacher of secrets, a mentor, a master. The one that would tell you a story. Your story, so similar to that of the Gold-hatted boy and the Green-feathered bird.

The boy’s efforts – like your own – to find a precious stone, an egg, that seed, through far off places and under the ground. The occasional companions in his quest – beasts and humans, like your friends and pets. And the ferocious ones – evil ogres and ugly monsters, like your own rivals.

His trials, his disconfort, his moments of utter joy when tiny things happened that seemed to lead somewhere. And at last the great discovery. After the gloomiest of days – spent in a cave alone – that seemed to never end, the light. The soft light caressing the skin, a bud unfolding. Those words that composed themselves in a message to you. A riddle that no longer puzzles you.

You can catch it, but you will never get a hold on it,
You cannot hold it for it is holding you.
It holds you, yes, and yet it makes you free.

It belongs to you, but you will never own it.
It is not your exclusive possesion and yet it is your wealth.
You’ve got to tend it and yet it is feeding you.

So when the green feathered bird comes by,
you’re not surprised; you know he wants your stone.
By now you know the bird, the stone and you are one.



Come in una fiaba, diciamo le Mille e una Notte dei nostri tempi, hai girovagato per strade e città - a piedi, in bicicletta, salendo e scendendo per treni e metrò, talvolta perfino volando.

Hai frequentato librerie di ogni tipo - antiche e moderne, biblioteche, sagre e mercati; collezioni e musei; cattedrali dell'Arte e dello Spirito. e ti sei perso nella campagna pure, hai attraversato fiumi e penetrato boschi; hai dormito in campi e uliveti - cullato dalle cicale a mezzogiorno e dai grilli la sera.

Sei finito a vivere in un monastero. Ti alzavi presto la mattina per frequentare le lezioni, pregare e intravvedere il sorgere del sole in un istante. Oh, ascoltare il suono delle campane nell'incenso, guardare quella luce sfaldarsi nel cielo.

Sempre alla ricerca di quelle parole che avrebbero alla fine svelato il mistero e fornito la tua personale esperienza di un significato universale, hai cercato un maestro di segreti, un mentore, una guida. Quello che ti avrebbe raccontato una storia. La tua storia, così simile a quella del Ragazzo dal Cappello d'Oro e dell'Uccello dalle Piume Verdi.

gli sforzi del ragazzo - così simili ai tuoi - alla ricerca della pietra preziosa, di un uovo, di quel seme attraverso posti sperduti e sotto terra. i compagni di fortuna nella sua ricerca - animali e umani, come i tuoi amici e i tuoi compagni animali. e gli incontri feroci - con orchi cattivi mostri terribili, come i tuoi stessi rivali.

Le sue prove, il suo malessere, quei momenti di gioia totale quando succedevano piccole cose che parevano portarlo nella giusta direzione. E alla fine la scoperta più grande. Dopo il giorno più nero che sembrava non finire più, trascorso in una grotta da solo, la luce. La luce dolce che accarezza la pelle, un germoglio che si dischiude. Le parole che si composero in un messaggio per te. Un indovinello che ha cessato di turbarti.

Puoi coglierla, non mai trattenerla,
Trattenerla
non puoi, perché è lei a trattener te.
Ti trattiene, già, eppure ti rende libero.

Ti appartiene, ma non mai la possiederai.
Non è tua proprietà esclusiva, eppure è la tua ricchezza.
Devi curarla, eppure lei ti nutre.

Così, quando ti verrà vicino l'uccello dalle piume verdi ,
non ti sorprenderà; sai già che vuole la tua pietra.
Oramai tu
sai che tu e lui e la pietra siete una cosa sola.

lunedì 15 marzo 2010

il popolo dei Na'vi










c'è una possibilità che la storia raccontata in Avatar parli di un percorso che prima o dopo ciascuno di noi è chiamato a intraprendere.

Avatar racconta la storia della personale riconnessione con la propria integrità. Pandora, il Popolo dei Na'vi, le forze di occupazione sono in noi. come in noi sono l'eroe e la sua eroina, gli animali selvaggi e quelli ammansiti.

il film descrive il processo
di graduale presa di consapevolezza di uno stato di equilibrio dentro di noi. fluido e in totale armonia fra le sue parti e con noi.

per prendere contatto con questa dimensione è necessario coltivare la quiete e il silenzio - la ricercatrice Grace raccomanda a Jake "rilassati e svuota la mente..." prima di intraprendere il viaggio - altrimenti ci attireremo soltanto guai. strane bestie, incroci fra vipere e lupi si metteranno sulle nostre tracce. allora potrà pararcisi davanti la nostra parte intuitiva con parole dure - sei come un poppante, strilli e non sai cosa fare... - lei, Neytiri, che invece si muove a suo agio in questo spazio e se la rispetteremo potrà diventare nostra alleata.

il processo di esplorazione e presa di coscienza di questo territorio avviene in uno stato vigile e consapevole come quello di veglia ma al tempo stesso fa ricorso a sensi e risorse nostre che raramente attiviamo e che dobbiamo gradualmente esercitare e imparare a padroneggiare.

a un certo punto Grace insegue Jake con caffè e uova cotte al micronde "mangiale, ti devi prendere cura di questo corpo..." il film mostra come durante tutto questo processo sia di vitale importanza non perdere il contatto con quella parte di noi che consideriamo "ordinaria" e dalla quale partiamo per le nostre esplorazioni. dobbiamo imparare a non trascurarla, perché è quella parte stessa che stiamo esplorando da un nuovo punto di vista e con nuovi mezzi.

dovremo imparare a camminare prima, incontrare le nostre belve, vincere la paura dell'acqua, difenderci con il fuoco per allearci con la nostra parte intuitiva e i suoi ascendenti; connetterci con le forze terrestri del cavallo e quindi, dopo aver dato prova di un equilibrio impeccabile nell'uccidere per nutrirci - "una morte netta, sei pronto..." - domare l'animale alato per connetterci alle forze dell'aria.

è facile che nel corso di questo processo escano allo scoperto quelle parti egoiche di noi - il colonnello Miles Quaritch nel film - che ci tengono molto al veicolo attraverso - e dentro - il quale intraprendiamo le nostre esplorazioni e che si sentono immediatamente minacciate e in pericolo di perdere la loro supremazia su di noi. e si opporranno con tutte le loro forze alla nostra presa di consapevolezza di quella terra di pace e bellezza, Pandora, che alberga dentro di noi e di cui siamo i leggittimi fruitori.

per scampare inutili stragi, è sempre meglio evitare il contrasto diretto e procedere molto gradualmente nell'opera. si tratta, infatti, di una conquista pacifica.


the Na'vi People


there
is a chance that the tale we're shown in Avatar is pointing to a path that sooner or later each one of us will walk.

Avatar is the story of our personal reconnection to our own state of unity. Pandora, the Na'vi People, the occupation task forces are all to be found within ourselves. as are the wild and tamed animals, and the hero and his heroine.

the process of
step-by-step acknowledgement of one's original state of inner balance is shown thoughout the film. a dynamic and harmonious state of our different parts with one another and with us.

in order to get in touch with such a dimension we have to cultivate silence and peacefulness.
Grace jokingly warns Jake before sending him to his journey "relax and let your mind go blank..." otherwise we will just get in trouble. strange animals, eerie beast half vipers half wolves will chase us. then our intuitive part may turn up and reproachfully address us - "you are like a baby, making noise, you don't know what to do..." - she instead, Neytiri, moves swiftly at her ease around here and will be one of our allies if we choose to honour her.

exploring and acknowledging this domain is an act of will taking place in a fully conscious and awaken state and yet the senses and faculties with which we are operating, though ours, are seldom used and we need to train them in order to gradually master them.

at one point Grace is chasing Jake with coffe and microwaved eggs
"eat them, you need to take care of this body..." the film shows how vital it is, throughout the whole process, not to lose touch with that everyday life part of us we consider "ordinary" and which is the starting point of our expeditions. we must care for it, for it is this part in fact that we are exploring with new tools and a fresh point of view.

we will have to learn how to walk first and we will have to confront our beasts, win our fear of waters, protect ourselves with fire and meet our intuitive part and her ascendants to become allies with them. connect with the earthly forces of a horse and then, after proving a perfect balance through killing for food - "a clean death, you are ready..." - tame the winged animal in order to connect with the air currents.

throughout this process those ego oriented parts of us - colonel Miles Quaritch in the film - that do care about the vehicle through - and within - which we make our expeditions will become alert and immediately feel undermined and in danger of losing their control over us. they will fight with all their strength against our awakening to that land of quiet and beauty, Pandora, that dwells within ourselves and of which we are the righteous dwellers.

in order to prevent an unecessary slaughter, it's always best to avoid direct contrast and proceed gradually in the work. this is, in fact, a peaceful conquest.


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