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venerdì 22 novembre 2013

Per una cultura del giardino

Giardino, cultura, cultura del giardino, agricoltura, biologia, ecologia, bionomia, agronomia, economia, ecosofia, geosofia, filosofia, geofilia, biofilia… e se ci accorgessimo di come sono collegati fra loro i temi che tutte queste parole sottendono? Quando ci accorgeremo che la terra e la vita, la casa e il giardino, sono un tutt’uno fra loro e con noi, quando sperimenteremo che il nostro amore per loro è la migliore forma di governo, discorso e saggezza, che possiamo esercitare nei loro e nei nostri confronti, ecco, in quel momento saremo investiti da un calore, da una pietà, da un senso di partecipazione che renderà conto di tutti gli affanni che abbiamo attraversato come umanità. Tutto il nostro passato e il nostro futuro come umanità, il nostro “affannarci sotto il sole”, troverà allora il suo senso, in un presente in cui, da umani, ci assumeremo le nostre responsabilità anche nei confronti degli altri regni della natura. Qualcuno... lo sta già facendo!  

Vi propongo su questi temi la lettura di un articolo pubblicato su Resurgence&Ecologist. Ecco di seguito la mia traduzione in italiano. Thomas Moore è autore di numerosi saggi fra cui Pianeti Interiori – L’astrologia psicologica di Marsilo Ficino.




IL GIARDINO DEI PIANETI di Thomas Moore

In quel periodo esaltante e immaginativo che è la cultura italiana del Quattrocento, una persona poteva osservare un guizzo di luce in una roccia e riconoscervi il bagliore delle stelle catturata nella materia, oppure poteva visitare un giardino molto elaborato e ritrovarvi numerose aiuole, ciascuna delle quali dedicata a un pianeta. “Così in alto, come in basso”, dicevano, sintetizzando l’antica Tavola di Smeraldo. L’idea era quella di collegare il regno altamente spirituale delle stelle con la realtà terra terra della nostra vita quotidiana – lo spirito e il corpo, attraverso l’anima.

Abbiamo bisogno di una comprensione più ampia, più radicata, più poetica dell’ecologia che consiste, oltre che nella preservazione del pianeta, nell'arricchimento della vita umana che si svolge su di esso. I giardinieri del Rinascimento offrono degli spunti su come possiamo muovere i primi passi verso una ecologia sistemica di stampo interplanetario.

In primo luogo affermavano che l’anima ha molte e diverse esigenze quotidiane. Per descrivere queste esigenze usavano le immagini tradizionali dei pianeti, ciascuno dei quali rappresenta un insieme di emozioni e aspetti della vita quotidiana. Si potrebbe volere un giardino per la semplice bellezza delle piante, degli alberi e dei fiori – Venere. Si potrebbe essere alla ricerca di un luogo dove conversare con un amico – Mercurio. Potrebbe essere necessario un piccolo specchio d’acqua o una fontana per riflettere e fluire – la Luna. Un giardino potrebbe essere il luogo ideale per un ricevimento – Giove. Potrebbe aiutare a placare la rabbia – Marte. Potrebbe offrire radure assolate per un senso di benessere – il Sole. E potrebbe esserci un angolino remoto e ombreggiato per momenti di solitudine – Saturno.

Troppo spesso, forse, pensiamo all'ecologia in termini puramente scientifici o rischiamo di essere coinvolti da un singolo aspetto della natura alla volta. Ci sono quelli che amano esclusivamente lo spirito selvatico di Diana e rifuggono dagli aspetti di più rifinita bellezza di fiori recisi e giardini formali. Altri ancora onorano i cereali di Demetra, gli ortaggi e l’agricoltura e mostrano una certa diffidenza per alberi da frutto innestati, piante topiate e sistemazioni del terreno a terrazzamenti.

Vicino a dove abito, nel New Hampshire, c’è un giardino magnifico, Rosaly’s Garden. Qui si può comprare direttamente prodotti biologici coltivati sul posto, raccogliere fiori dalle più svariate aiuole e trovare molte erbe familiari ed esotiche. Si può raccogliere piccoli frutti e camminare tra i filari di cespugli e alberi e all’ombra dei pergolati. Si può sostare a osservare le montagne all’orizzonte e addirittura montare un cavalletto per passare il pomeriggio a dipingere quadri a olio e acquerelli. La gente ci viene per acquistare il cibo, fare due passi, risolvere un problema di coppia o prendere le distanze dallo stress della vita quotidiana. Un giardino è un luogo dove lavorare sulla propria anima come si lavora sul terreno.

Un giardino è una porzione di terra coltivata, progettata per le molte e diverse esigenze del corpo, dell’anima e dello spirito. In un certo senso, il pianeta stesso è un giardino, ed è significativo che molte mitologie narrano di come la vita umana inizia in un giardino. Nel profondo di noi stessi e in seno alle nostre stesse origini siamo fatti per il giardino.

Una tendenza della mitologia dell’era moderna è quella di gettare uno sguardo su un pezzo di terra e scorgervi automaticamente una possibile fonte di produttività, resa e profitto. Oppure vedervi un immenso laboratorio di ricerca e studi. Certo, ci sono un dio dell’analisi e uno del mercato, ma ce ne sono molti altri che è rischioso trascurare. L’ecologia è vicina all’arte tanto quanto lo è alla scienza, ed è una pratica spirituale tanto quanto uno studio della natura. Si occupa di creare un habitat culturale adeguato tanto quanto di salvaguardare aree incontaminate. Si sviluppa e trova applicazioni in città tanto quanto in campagna.

Un giardino sta alla natura selvaggia come le buone maniere e la civiltà stanno alla legge del più forte. Viviamo in un’era pragmatica, dove sia quelli che sfruttano la terra per le sue risorse che quanti aspirano a una relazione più rispettosa con la natura vedono ovunque dei semplici dati. Eppure, come dicevano i Neoplatonici del Rinascimento, coltivare bellezza e grazia ci rende più umani e ci prepara a un impegno più riflessivo con il mondo. Gli ecologisti potrebbero rendersi conto che prendersi cura della terra richiede un cuore accurato che si coltiva appunto attraverso la bellezza, la forma e i modi, così in un giardino come in una foresta.

In una delle sue lettere, Marsilio Ficino, il capobanda dei filosofi maghi e degli artisti del Quattrocento fiorentino, affermava che ci si può liberare dalle afflizioni e dalle tenebre della vita bevendo del vino vellutato e puro. Prete vegetariano, astrologo, si dice che fosse un moderato Epicureo e avesse una cantina piena di vini. Temendo tuttavia di scandalizzare qualcuno, aggiungeva prontamente “Ooops, forse mi sono spinto troppo in là… Onoro anche Cerere, spirito del giardino, i suoi cavoli e le sue mele!”.

Molti dipinti dell’Annunciazione ritraggono Maria intenta a leggere in un giardino quando appare l’angelo per annunciarle che è incinta del divino. Questo grande mistero avviene in un hortus conclusus, giardino simile a quello dei chiostri, formale e racchiuso da mura tutt’intorno. Fuori nella natura scopriamo lo spirito pagano e necessario degli elementi, acqua, terra, aria e piante. Ma nel giardino conchiuso percepiamo la voce dell’angelo che annuncia il nostro destino. È un messaggio di inestimabile valore che ci viene dato nel più prezioso dei luoghi, un pezzetto di terra coltivata.

Infine, lasciate che richiami alla vostra memoria lo straordinario dipinto di Botticelli noto come La Primavera. È un grande dipinto che raffigura il giardino di Venere, visitato dagli spiriti che gli ecologisti sono soliti onorare – i venti sonori, le erbe verdeggianti e i fiori colorati. Ma nel dipinto c’è spazio anche per tre divinità – Venere, Eros e Mercurio – e tre grazie – a volte identificate come Bellezza, Piacere e Moderazione. Questo dipinto, dalla comunità dei platonici fiorentini, potrebbe essere il manifesto degli ecologisti. Offre una definizione visiva dell’ecologia, un ritrovo dei multiformi spiriti della bellezza e della grazia. Noi pure potremmo coltivare questo giardino di bellezza e grazia intorno alle nostre case, sul pianeta e dentro noi stessi. In questo modo avremo una ecologia con anima.



mercoledì 26 giugno 2013

Il paesaggio dentro e fuori di noi

è un momento dell’anno questo in cui sembra che il tempo sia sospeso, la natura ha dispiegato il massimo delle sue energie – la terra si è come aperta per mettere a disposizione i suoi minerali, immagazzinati nell’autunno precedente e rielaborati nel cuore dell’inverno, a tutti gli esseri viventi, i vegetali in primis; le piante hanno dispiegato al sole i loro tessuti fogliari, sono fiorite e in molti casi hanno portato frutti già o li stanno sottoponendo alla lenta azione di cottura del sole estivo; gli animali si sono risvegliati pienamente, si sono ritrovati nel mondo attivo di primavera, rinnovando tane e nidi, si sono accoppiati e in molti casi si stanno prendendo cura della loro prole.

E noi umani? Dopo la spinta propulsiva di Aries che ci ha gettato nel ciclo del nuovo anno astrologico, ci siamo dati da fare per avvivare i nostri nuovi progetti; con Taurus abbiamo gettato le fondamenta per la manifestazione di questi intenti; abbiamo quindi assistito al dispiegarsi dei collegamenti intessuti da Gemini per ancorare i nostri progetti a persone e luoghi i più disparati; ora, in corrispondenza dell’ingresso del Sole in Cancro possiamo lasciarci andare al caldo abbraccio della materia. Tutto intorno a noi ha raggiunto un apice di manifestazione, il Sole, al culmine del suo tragitto in cielo, illumina il mondo in cui siamo immersi. Entriamo in questo mondo nella misura in cui esso penetra in noi, siamo una cosa sola col mondo fuori di noi.

In questa stagione troviamo piacere in un rinnovato contatto con il paesaggio e la sua storia. Scegliamo un luogo attraverso il quale entrare in contatto con il paesaggio che ci circonda. Sia che siamo già in vacanza in qualche località diversa da quella in cui passiamo la maggior parte dell’anno, sia che siamo ancora nel nostro ambiente quotidiano, anche in città, troviamo un luogo dove poterci sedere in tranquillità ed entrare in contatto con il respiro del paesaggio attraverso il nostro respiro. I sensi vigili, sperimentiamoli uno a uno – il tatto per iniziare, sentiamo come pesa il nostro corpo nel punto in cui è sostenuto dalla terra sia che siamo in piedi, seduti o distesi; quindi l’udito, lasciamo che questo paesaggio sonoro fatto dei rumori di esseri viventi – animali, piante, umani – e manufatti meccanici – motori di automobili, attrezzature da lavoro varie, aeroplani, etc. – penetri in noi; l’olfatto, c’è il profumo di qualcosa di compiuto in questa stagione, le stoppie nei campi, i prati ancora verdi che si avviano a una fase di rallentata vegetazione, i frutti in maturazione; il gusto, assaggiamo l’acqua, una foglia di tarassaco o di romice, sentiamo come si sprigiona l’aroma di un paesaggio sotto il nostro palato; da ultimo la vista, fatti ricchi delle percezioni che ci arrivano da tutti gli altri sensi, riscopriamo una vista autentica, in grado di vedere ogni cosa come se fosse la prima volta.

domenica 17 ottobre 2010

Let yourself be known

I had often heard that early Autumn can be like a second Spring in Mediterranean environments and now I know. A few days on the island of Formentera and I was embraced by this unexpected blooming festival.

Avevo sentito dire altre volte che l'autunno è come una seconda primavera in certi ambienti del Mediterraneo e adesso ne ho la prova. Qualche giorno sull'isola di Formentera e sono stato avvolto da questo spettacolo inaspettatato di fioriture.

There were flowers on the side of the main roads and flowers blooming in the meadows and across the narrow paths that run through the salterns. And I was really taken aback by the sight of flowers springing as if out of bare rock.

C'erano fiori a bordo delle strade principali e altri che si aprivano negli incolti e fra gli stretti sentieri che si insinuano nelle saline. E più di tutto mi ha colpito la vista di fiori che sembravano sbucare direttamente dalla roccia.

We had just parked our car by the Lighthouse of the Mola when, from a distance, I saw the ground sprinkled with white and pink flakes of I-know-not-what. They looked like confetti at best or some kind of litter at worst, carelessly left about the place. Though what I first had thought on seeing them out of the car window was - how wonderful if these, gently spreading over the land here, were all flowers? and they were!

Non appena parcheggiata l'auto presso il Faro della Mola, a una certa distanza ho visto il suolo ricoperto da uno strato di bianco e di rosa che non riuscivo a identificare. Sembravano coriandoli o, alla peggio, cartacce abbandonate in giro. Eppure, non appena le avevo viste dal finestrino della macchina mi ero detto - possibile che siano fiori, sparsi così e delicati sulla terra? e lo erano!

They were living their existence amongst crowds of oblivious people coming there to visit the Lighthouse. So, why should the Island put on such a graceful new garden every year if nobody noticed?

Erano davvero fiori, e trascorrono la loro vita in mezzo a turisti non curanti, arrivati fin lì per il Faro soltanto. E perché l'Isola dovrebbe inscenare un nuovo giardino così delicato ogni anno se nessuno se ne accorgesse?

In no time I realized I was being seized again in my obsession of "identifying" the plants I was seeing. I was so surprised and taken aback by the way the plants were growing out of the ground, I did not realize I may already know the family and genus this plant belonged to.

Ben presto mi sono reso conto di essere nuovamente preda alla mia mania di dare un nome, "identificare", le piante in questione. Infatti, colto di sorpresa e spiazzato dall'ambiente in cui la pianta fioriva, mi è sfuggita completamente la possibilità di conoscerne già la famiglia e il genere di appartenenza.

What is a name, if compared with the actual experience we can have of the object it identifies? There are times when, in order to find out its name, we lose sight of the experience itself.

Che importanza ha un nome, rispetto all'esperienza che possiamo fare della cosa che identifica? Certe volte, per andare dietro al nome che la definisce perdiamo il valore
dell'esperienza stessa.

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Next time you meet a plant which you do not know, let IT identify you for a change! which kind of human are you? Let yourself be known.

La prossima volta che incontri una pianta di cui non conosci il nome, lascia che sia lei a identificare te per una volta. Che tipo di umano sei? Làsciati riconoscere da lei.

Let the plant itself observe you and feel you in its energy field. Let it come closer to you, be naked in front of it as it is in front of you, expose yourself to its organs of perception and feel its qualities by letting it taste yours.

Lascia che sia la pianta stessa ad osservare te e percepirti nel suo campo energetico. Lascia che si avvicini, spogliati di fronte a lei come lei è nuda dinnanzi a te, rimani esposto/a ai suoi organi di percezione e sperimenta le sue qualità lasciando che lei abbia un assaggio delle tue.

giovedì 30 settembre 2010

Birth of a cosmogramme

Così mi sono dedicato all'esplorazione del laghetto, prendendomi il tempo che sentivo necessario per assaporare le mie sensazioni, giocando a focalizzare l'attenzione ora al posto nel suo insieme, ora ai più piccoli particolari. Stando in piedi o procedendo sdraiato, camminando o sostando, osservando la terra, l'acqua e l'aria e cercando di respirare ciò che accadeva intorno a me. Allora ho fatto qualche memorabile incontro: con un'ortica, coi fiori di menta e con le spighe arcuate delle ultime crocosmie... e con una bellezza acquatica che si erge col suo stelo dal pelo dell'acqua per poi incurvarsi dolcemente nelle foglie. Mi sarei ricordato di questa pianta una volta completato il disegno del cosmogramma. Come questo sia avvenuto, non lo so.

So I went on exploring the pond area, taking my time to be with my sensations and the way I was feeling, having fun alternatively focusing my attention to the whole picture and to single details. Either walking or coming to a halt, whether standing on my feet or lying on the ground, observing what was going on up in the trees and through the grasses, and on the suface of the water. Trying to breath in what was going on all around me. And thus I had some remarkable meetings: with a nettle, with peppermint flowers, with the gracefully arched spikes of a late blooming crocosmia... and some unknown beauty with leafstalks uprising from the waters and gently curving leaves. I would remember about this plant once the drawing of the cosmogramme was completed. How this was accomplished, I do not know.

lunedì 27 settembre 2010

Designing a cosmogramme

Esplorare, disegnare, scolpire, sentire. Creare un Cosmogramma comporta mettere in gioco più parti di noi e prestare un'attenzione speciale all'ambiente che ci circonda.

Exploring, drawing, carving, experiencing. Creating a Cosmogramme is about engaging different parts of ourselves and giving one's full attention to our environment.

Dopo il primo giorno di visita "guidata" e un contatto con il posto, Hoathly Hill si è dischiusa come un fiore e ciascuno di noi si è avventurato in una esplorazione personale dell'area alla ricerca di un luogo speciale per sé, le cui caratteristiche risuonassero particolarmente per lui/lei. A me è accaduto con la zona dello stagno. Istintivamente, sono stato attratto qui dalla selvatichezza del luogo, dalla sua aria un po' appartata e tuttavia per nulla inospitale.

After spending our first day on a "guided" tour of the place and getting in touch with it, Hoathly Hill opened up like a flower for us and we ventured in a personal exploration of the grounds in search for a spot especially meaningful for each one of us. This spot happened to be the pond area for me, I was drawn here instictively by a certain wilderness and a secluded feel about the place though not inhospitable in any way.

A trascorrerci un po' di tempo, ho intuito il disegno originale delle piantumazioni e il modo in cui nel tempo sono state inglobate dalle specie spontanee.

After spending some time there, the original planting design became clear and the way, in time, wild species blended in with the more ornamental ones.

Il quadro finale che ne esce è quel misto di selvatico e ornamentale, di curato e lasciato a se stesso che fa di un giardino quel luogo magico in cui l'umano si incontra con gli elementi per creare qualcosa che prima non c'era... qualcosa che presto scomparirebbe se l'umano uscisse di scena.

The resulting picture is that combination of wild and tame, of ornamental and spontaneous that makes a garden such a magical place where the human factor meets the elements and co-creates with them something that wasn't there before... something that would soon disappear if the human element left the scene.

Aprendomi alle sensazioni che il luogo suscitava in me, hanno cominciato a delinearsi forme e figure nell'intrico di foglie e rami. E un tema. Le energie assurgenti e quelle che si piegano, tutte fluttuanti. Che cos'è la volontà? e come possiamo esercitarla senza diventare prepotenti?

Opening myself up to the impressions this place evoked inside of me, forms and figures began to emerge within the intricacies of branches and leaves. And a theme. The up-surging and the bending energies, all of them flowing. What is will? and how do we exercise our will without becoming domeneering?

To be continued...

mercoledì 21 luglio 2010

to be... a garden

Se fossi un giardino...

Quale sarebbe il mio primo pensiero?
...e oggi dove fiorisco?


Quale sarebbe la mia indole?
Generosa


Come amerei passare il tempo?
Trasformandomi


Cosa mi emozionerebbe?
Il sorriso di un umano; una ragazza a piedi nudi che cammina su di me nella rugiada del mattino; un uomo che piange accasciato sul tronco di un albero


Quale sarebbe il mio dono al Pianeta?
Bellezza, un modo unico di intercettare la luce


Cosa andrebbe perduto se io non esistessi?
I miei confini, una possibilità in più per gli umani di accedere alla bellezza


Cosa mi piacerebbe degli esseri umani?
Il loro rispetto


Cosa migliorerei negli esseri umani?
La loro volontà di dominio sulla natura


Quale insegnamento vorrei trasmettere agli esseri umani?
Prendetevi cura di voi attraverso di me. Lasciate andare l'"ordine" a tutti i costi: un po' di confusione è vitale, lasciate che possa esprimermi!

If I were a garden...

what would be my first thought?
where am i going to bloom today?


what would be my nature?
generous.


how would i spend my time?
transforming myself.


what would move me?
the smile of a human being; a girl walking barefoot over me in the morning dew; a man bending over a tree, crying.


what would be my gift to Planet Earth?
beauty, my unique way of catching light.


what would the world miss if i did not exist?
my bounderies; on more possibility for human beings to access the Realm of Harmony.


what would you like of human beings?
their respect.


how would you like human beings better?
less obsessed by their struggle over nature.
what would would be your teachings to human beings? take care of yourselves by taking care of me. let go the idea of "orderlyness"  at all costs: a little mess is vital, let it come out and be!


martedì 22 giugno 2010

drawing a cosmogramme

designing a cosmogramme is surely one way of getting in touch with our more intuitive core. it's a process of increasing awareness of our surroundings and inner soulscape. it can be a revealing and surprising experience.

elaborare un cosmogramma è sicuramente un modo per entrare in contatto con una parte nucleare e più intuitiva di noi stessi/e. è un processo di approfondimento nella presa di consapevolezza del paesaggio intorno e dentro di noi. si tratta di un'esperienza sorprendente e rivelatrice.

during Marko Pogacnik's workshop in London "Cosmogrammes - Communicating with Other Dimensions of Life" we explored different sites linked with river Thames around Hammersmith area to the West and Greenwich to the East.

durante il seminario di Marko Pogacnik a Londra abbiamo esplorato diversi luoghi della città correlati al fiume Tamigi intorno alla zona di Hammersmith a ovest e a Greenwich a est.














in Marko's own words river Thames is the spine or backbone of London landscape. it's like a cosmic gesture within the town balancing the opposites within its organism.

per dirla con le parole di Marko il fiume Tamigi è la spina dorsale o l'asse portante del paesaggio di Londra. è un gesto cosmico dentro alla città con la funzione di bilanciare gli opposti all'interno del suo organismo.














on the last day of our workshop we came back to the river and waited still for a while before setting to create the cosmogrammes we had been designing for the occasion.

l'ultimo giorno del seminario siamo tornati sul fiume e ci siamo messi in ascolto prima di realizzare i cosmogrammi che abbiamo elaborato appositamente per questa occasione.

each of us chose one of the many places we had been exploring and whose quality we experienced, and designed a cosmogramme to suit with the Spirit of the place and help awakening and balancing its vital energies.

ognuno di noi ha scelto uno dei diversi posti che abb
iamo esplorato e di cui abbiamo sperimentato le qualità, e realizzato un cosmogramma per trovarsi con lo Spirito del luogo e aiutarlo a risvegliare e bilanciare le sue energie vitali.












my choice went to an allé of plane trees in Bishop's Park. at this point the water energies of the river turn into fire energies and here we enacted the dragon's walk to facilitate this process of the shifting of one kind of energy into the other.

la mia scelta è andata a un viale di platani a Bishop's Park. in corrispondenza di questo punto le energie d'acqua del fiume si trasformano in energie di fuoco e qui abbiamo praticato la camminata del drago per facilitare questo processo di salto da un tipo di energia all'altro.

when it came to designing my cosmogramme i went back to the experience of walking water and fire and my hand naturally drew the overlapping of these energies and the sinuous line of the river course.

quando si è trattato di disegnare il cosmogramma sono tornato con l'esperienza alla camminata di acqua e di fuoco e la mia mano ha disegnato naturalmente questo sovrapporsi delle energie e la linea sinuosa del corso del fiume.

it was only afterwards, when i downloaded my pictures, that i realized the cosmogramme design matches quite strikingly with the beautiful pattern drawn by the branches above our heads at the end of the allé.

è stato solo dopo, quando ho visto le foto, come il disegno del cosmogramma si sposa s
orprendentemente bene con quello, bellissimo, dei rami sopra le nostre teste alla fine del viale di platani.

the workshop went on and ended with the actual composition of some of the cosmogrammes on the shore of the river. the whole experience has been one of beauty and unity with the group and the landscape. i wish to say thanks to Marko and Marion, Lizzie and Sabine at Earth Energy Network.














il seminario è andato avanti e si è concluso con la realizzazione di gruppo di alcuni dei nostri cosmogrammi sulla riva del fiume. nell'insieme si è trattato di un'esperienza di profonda bellezza e unità con il gruppo e il paesaggio. ringrazio ancora Marko e Marion, Lizzie e Sabine dell'Earth Energy Network.


domenica 6 giugno 2010

a universal language

Marko Pogačnik held a workshop in London this year organized by the Earth Energy Network

Marko's work as an artist, writer and body-worker is based on the possibility for human beings to communicate with other dimensions of life. In his own words "it is possible that the crisis we are nowadays undergoing is a consequence and a mirror of the crisis of our language. We are not capable anymore to speak a universal language that could communicate with beings of different kinds from our own such as birds, animals, flowers, plants, rocks, seashells, clouds...

Such a language is made of other things than words. In fact it can be made of sounds, gestures, signs capable of affecting surrounding energies. Such a language is made for those beings who are not using words but can perceive the energetic vibrations starting from other organisms. This is why we talk about a universal language.

There are some rules we must learn underlying this language that is constantly being spoken around and among us. There is a multitude of ways in which this language can be spoken: in fact sounds, music, drawings, sculptures, forms of trees, rocks and clouds, are all words to this evolving language.

Symbols, mantras, mudras are other communicating tools of this language. These are all devices imbued with intentional qualities. In our Western culture, we have lost our knowledge of this kind of language behind our backs, we do not consider it anymore, we do not bring it to our consciousness even when it happens, and it happens even if we are not aware of it".

With this in mind we started our journey through the multifaceted reality of London urban landscape, visiting a variety of places mostly related to the river Thames.


Marko Pogačnik ha tenuto un corso a Londra quest'anno organizzato dal Earth Energy Network

Il lvoro di Marko come artista, scrittore e formatore è basato sulla possibilità per noi esseri umani di comunicare con altre dimensioni della vita. Per dirla con parole sue "è possibile che la crisi che stiamo attraversando di questi tempi sia una conseguenza e un segnale della crisi della nostra lingua. Non siamo più in grado di parlare una lingua universale che possa comunicare con altri esseri che noi uman* come gli uccelli, gli animali, i fiori, le piante, i sassi, le conchiglie, le nuvole...

Questa lingua è fatta di altro che non solo parole. Infatti può essere costituita da suoni, gesti, segni capaci di influenzare le energie circostanti. Questa lingua è fatta per tutti quegli esseri che non usano le parole ma possono percepire le vibrazione energetiche che lanciate da altri organismi. E' per questo che paliamo di un linguaggio univerale.

Ci sono alcune regole che dobbiamo imparare che sottendono questo linguaggio che continuament viene ustato intorno a noi e fra di noi. Ci sono un sacco di modi in cui questo linguaggio può essere parlato: infatti suoni, musica, disegni, sculture, forme di alberi, rocce e nuvole sono altrettante
parole attraverso cui questa lingua in costante evoluzione si esprime.

Simboli, mantras, mudras sono altri mezzi di espressione di questa lingua. Si tratta sempre di strumenti per la comunicazione impregnati di un preciso intento. Nella cutlura occidentale, ci siamo lasciati alle spalle la conoscenza di questo tipo di linguaggio, non lo consideriamo più, non ci rendiamo più conto nemmeno quando si verifica, e si verifica anche quando non ne siamo consapevoli".

Con queste premesse abbiamo iniziato la nostra esplorazione della sfaccettata realtà multidimensionale del paesaggio urbano di Londra, visitando diversi luoghi connessi nella maggioranza dei casi al fiume Tamigi.




mercoledì 2 giugno 2010

Holiness comes wrapped in the ordinary. There are burning bushes all around you. Every tree is full of angels.

La dimensione del sacro ci appare avvolta nelle vesti dell'ordinario. Siamo circondati da cespugli in fiamme. Tutti gli alberi sono pieni di angeli.

Macrina Wiederkehr
via in the garden

mercoledì 26 maggio 2010

Dichiarazione d'Amore ai Giardini di Porta Venezia

Un luogo, considerato nel suo insieme - come un organismo, acquista dignità di soggetto. Questo significa che possiamo interagire con esso e costruire una relazione fatta di scambi. Ci capita continuamente, non potrebbe che essere così, con i luoghi che frequentiamo più assiduamente - casa nostra, il posto di lavoro, la mensa preferita, il bar dietro l'angolo. il più delle volte però non ne siamo consapevoli, non tributiamo agli spazi che ci accolgono, ci nutrono e ci fanno lavorare il rispetto e l'affetto anche che sarebbero loro dovuti. Così non capiamo i loro bisogni, li trascuriamo e può essere che finiamo col non sentirci più a nostro agio in questi spazi.

Riaprire un dialogo coi luoghi che abitiamo - e che ci abitano - può essere una risposta al disagio personale ed esistenziale che tanti di noi vivono. Già, adesso qualcuno mi chiederà come si fa ad aprire un dialogo con un luogo? Cominciate ad osservarlo come se fosse la prima volta che lo vedete. Certe volte capita, quando siamo in vacanza, di visitare un luogo - una spiaggia, un bosco, la sala di un museo, un incrocio fra due stradine, l'interno di una cattedrale o di un ristorantino - e di essere colti da un'ammirazione che stupisce anche noi per quel luogo com'è. Come si presenta ai nostri occhi e a tutti i nostri sensi. Ecco, davvero nulla ci impedisce di provare lo stesso sturpore per i luoghi che frequentiamo quotidianamente.

Liberiamo lo sguardo dai vetri appannati dell'abitudine e trapassiamo con la spensieratezza della nostra curiosità gli strati di polvere e pregiudizi che abbiamo lasciato accumularsi sulla realtà delle cose che abitualmente ci circondano. Esse sono vive e attendono solo di essere percepite da noi in quanto tali.


Provate ad avvicinarvi così a un luogo che già conoscete, per riscoprirne la realtà, la bellezza e la poesia attraverso ciò che di sé rende manifesto. Rimmarrete stupiti dalla quantità di informazioni che attendono di essere comunicate e che sarete in grado di cogliere e apprezzare.


Che il vostro approccio sia uno di rispetto e ricco di gratitudine per questa dimensione della realtà cui vi state avvicinando. può essere d'aiuto un'invocazione allo Spirito del Luogo che vi accingete ad esplorare. Io la formulo pressapoco così prima di varcare la soglia dei Giardini che amo.



"Spirito del Parco, ti riconosco. Riconosco in te lo Spirito degli alberi e degli animali che ti abitano e lo Spirito degli elementi che ti compongono: la terra che ti alimenta, le acque che in te scorrono, il vento che soffiando si insinua fra i tuoi seni e il fuoco sottile che in te circola. Apro il mio cuore alla tua coscienza e alle tue energie con un intento di luce. Grazie"

Entrate nel respiro delle cose che via via vi si presentano e mischiatevi con loro. Penetrate nella loro forma, osservate il mondo dal loro punto di vista. Sentite, nella vostra, la loro coscienza.

"Uno dei punti chiave di cui rendersi conto è che la nostra saggezza personale di esseri umani non è disgiunta dalla forza delle cose in se stesse. Non c'è quindi alcuna separazione fondamenale fra noi e il nostro mondo. Quando riusciamo a sperimentare queste due cose insieme, come una cosa sola, abbiamo accesso all'enorme visione e forza del mondo - scopriamo che sono insite e connesse con la nostra visione personale, col nostro essere. Questa è la scoperta della magia. Non stiamo parlando di una rivelazione intellettuale, bensì di un'esperienza reale. Si tratta del modo in cui effettivamente percepiamo la realtà. Qualsiasi percezione può darci un contatto intenso e completo con la realtà. Ciò che vediamo non deve essere necessariamente bello o speciale; possiamo apprezzare tutto ciò che esiste. Dappertutto c'è una sorta di magia, di qualità vivente. Qualcosa di vivo, di reale, avviene in tutte le cose" (Chögyam Trungpa)

lunedì 22 marzo 2010

getting in touch with the river

quando ho iniziato questo blog ritenevo che soltanto gli episodi migliori, le esperienze più significative in senso positivo vi avrebbero trovato posto. ora so che non sarà così. ci sono delle zone d'ombra che è necessario attraversare.

when i first launched this blog i was sure that only the best things, the most reassuring experiences would make their way here. now i know it is not so. there are dark areas that i need to go through.

il 23 febbraio scorso... una telefonata, qualcuno mi informa che il fiume Lambro è stato invaso da un'ondata di idrocarburi che apparentemente non dovevano neppure esistere...

last February, 23rd... a phone call, someone told me that a wave of petrol and oil flowed into river Lambro... we would later learn that this oil and petrol was supposedly... inexistent...

sappiamo tutti che il corso del fiume Lambro è terribilmente inquinato già non appena superate la prima valle che attraversa per diventarlo poi mortalmente una volta che si è lasciato alle spalle la ricca Brianza. questa non è una novità. ma perché preferiamo non pensarci? perché fare finta di niente?

we all know that the river Lambro is awfully polluted right a few miles below its spring until it gets mortally so after collecting all kinds of waste materials from the industrial sites of the rich Brianza. this is no news. so why do we choose not think about it? why do we feign surprised?

abbiamo spremuto i nostri monti, le nostre valli, i nostri fiumi, la nostra pianura come se loro non contassero più nulla, e pensare che loro sono così generosi con noi...

we've been exploiting our hills, our valleys, our rivers, our fertile land as if they meant nothing, and yet they are being so generous towards us...

la settimana scorsa siamo andati a trovare il fiume. siamo andati a trovarlo come si fa con un vecchio amico o un parente che non vediamo da un pezzo e sappiamo ammalato.

last week we went to visit the river. we went to pay a visit there as we do with an old friend or a relative we haven't seen in a while and have heard of being ill.

siamo andati a trovarlo a Monza praticamente all'altezza dove è avventuto l'avvelenamento di un mese fa. c'era qualcosa di spettrale nell'aria oltre all'odore acre che emana dal fiume come di detersivo...

we went to visit the river in Monza more or less where the poisoning took place one month ago. something eery struck us in the air as well as a terrible smell coming from the river as of detergents...

questo è il punto.

this is the spot.

che cosa fai quando hai di fronte la morte? un paziente, un parente lontano, che è sul punto di morire? respiri profondo e cerchi un centro dentro di te dove trovare conforto, per poterlo offrire a tua volta.

what do you do when confronted with death? with a patient, a distant relative, that looks deadly sick? you take a deep breath, you centre yourself in a place where some comfort can be found and offered.

questo è quanto abbiamo fatto.

that's what we did.

e come te ne vieni via da un parente in quelle condizioni? vuoi credere che a qualcosa è servito... che quel mezzo sorriso, quella serenità appena intravvista nel suo sguardo erano il suo modo per dirti grazie.

and how do you say goodbye to someone in such a state? you want to believe that your visit meant something... that half smile, that fleeting serenity in its eyes... that was its way to say thanks...

così ci siamo compiaciuti nel vedere che una coppia di uccellini è stata tutto il tempo con noi, volando e inseguendosi sopra le nostre teste, mentre praticavamo la nostra piccola cerimonia di guarigione, ringraziamento, riconoscimento e saluto del fiume.

and so we rejoiced when we noticed that a couple of birds stayed with us, flying and chasing each other over our heads, throughout our little cerimony of healing, acknowledging, thanksgiving and greeting of the river.

e quando ce ne siamo andati il cielo ci ha sorriso.

and when we left the sky smiled unto us.

(la nostra formazione comprendeva: me, Alessandro, Mina, Patch e Salvatore. grazie per la vostra presenza)

("we" is: me, Alessandro, Mina, Patch e Salvatore. thank you for being there)



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